Pubblicato da: PAdBN | 5 febbraio 2009

The Millionaire

the millionaire

«– Perché tutti guardano questo programma?
– E’ solo un modo di evadere, non ti pare? Di entrare in un’altra vita
».

The Millionaire (Slumdog Millionaire, 2008), regia di Danny Boyle.

Jamal Malik è un diciottenne indiano, che lavora come assistente in un call center e ha l’occasione della sua vita: partecipa a Chi vuol essere milionario e può vincere fino a 20.000.000 di rupie. Jamal Malik è un presunto truffatore, torturato e interrogato dalla polizia perché sospettato di aver ottenuto le risposte esatte alle domande del quiz in qualche modo scorretto. Jamal Malik è un bambino cresciuto con il fratello Selim nelle bidonville di Mumbai, sfuggito a pericoli di ogni sorta con mille espedienti, disperatamente innamorato di Latika fin da piccolo: un percorso che lo ha portato in tv per conquistare l’amore della donna e che lo ha reso in grado di rispondere esattamente a tutte le domande, una a una. Tre storie, destinate a incrociarsi soltanto alla fine.

Nota personale. Finalmente sono riuscito a vedere questo film, dopo averlo inseguito per mesi. E ne è valsa la pena. Non direi, come Aldo Grasso, che è il miglior film mai realizzato sulla tv – mi viene in mente Magnolia, per dire – ma sicuramente ha una buona posizione in classifica. L’idea è unica e geniale: il quiz diventa letteralmente, e non solo nelle griglie semiotiche, il viaggio dell’eroe, un percorso narrativo compiuto. Il protagonista, specie nelle due versioni da bambino, è semplicemente adorabile, irresistibile. Il meccanismo del gioco innerva l’intera pellicola senza mai risultare scontato, con variazioni continue. La “presa” sullo spettatore funziona a meraviglia, in un vortice di empatia e tensione. La colonna sonora è strepitosa, acidamente indiana. Difetti: un finale scontato (ma “salvato” dai titoli di coda) e qualche furbizia di troppo, come la scena riassuntiva strappalacrime finale. Ma bello, bello, bello.

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Responses

  1. Anche a me è piaciuto molto, ma l’ho visto in versione originale. Sto diventando allergica alle trasposizioni italiane, per esempio perché hanno tradotto le quattro opzioni (sulla locandina) in quel modo???

    In inglese non era:
    astuzia, inganno, coraggio, amore
    ma

    How did he do it?
    A. he cheated
    B. he is lucky
    C. he is a genius
    D. it is destiny

    il che, soprattutto l’ultima (a parer mio, che non sono nessuno), che è quella che conta, suonava molto di più come “destino”, no????

    Mi sembra che questo già falsi un po’ il film, non oso immaginare il resto ;)

    • In realtà poi nel film le quattro risposte sono tradotte abbastanza fedelmente…
      C’è stato invece un po’ di clamore (prima sui blog, poi addirittura sui quotidiani) per un errore nella scena degli scontri tra musulmani e hindu, con un doppiaggio italiano che – contrariamente all’originale – assegna in automatico le colpe ai primi. Ah, sti doppiatori.

  2. Anch’io sono rimasto colpito dalla traduzione italiana a partire dal titolo: se lo lasci inglese perche’ devi modificarlo? Slumdog millionaire suona totalmente diverso da The millionaire!!! Sono anche d’accordo con le 4 opzioni…suonano molto diverse dall’originale.
    Per il resto pienamente d’accordo: film estremamente interessante ed originale, ottima regia, fantastico montaggio e la parodia finale di Bollywood e’ semplicemente geniale!
    Non capisco pero’ perche’ venga considerato un film sulla televisione…non mi sembra che sia l’argomento principale ma semmai un mezzo…

  3. ma va’, non la sapevo questa dell’errore di doppiaggio nello scontro con i musulmani. Com’era l’originale?

  4. Come Luca ben sa, neanch’io penso che sia esattamente un film sulla televisione :)
    Per il resto, segnalo solo una mezza stroncatura (molto controcorrente) su The New Yorker.

  5. Che bello, un po’ di discussione!
    Provo a rispondere a qualcosa.
    1. Il titolo. L’idiozia dell’eliminare una parola per lasciare il resto in inglese è evidente, ma tremo al pensiero di traduzioni come “Se vinci il quiz ti ritrovo” o “Milionario in India”. Quindi, forse, meglio così.
    2. L’errore di doppiaggio. Nella scena in cui c’è l’attacco allo slum, e muore la mamma di Jamal, un “they are muslims, get them!” (sono musulmani, prendeteli!) diventa “sono musulmani, scappiamo!”, ribaltando il senso della cosa. E, peraltro, creando straniamento nella scena successiva della preghiera di Selim, che si rivela musulmano quanto i (presunti) nemici.
    3. Stroncature. In realtà pure qui, sia in ambienti accademici sia su qualche giornale, le stroncature non sono mancate. Qualche difetto in effetti c’è, e soprattutto i “cinéphiles” puri stentano a sopportarlo.
    4. Last but not least, un film sulla televisione. Proprio perché non è un film “che parla di” televisione in senso stretto, mi sembra molto significativo come film “televisivo”. Un film in cui i meccanismi televisivi innervano a tal punto il film da costituirne l’ossatura principale, e si rivelano tanto “naturali” da non sembrare importanti. Qui non è (tanto) l’argomento che conta, quanto la capacità di usare uno schema narrativo altro come quello del quiz e applicarlo a un film che regge in sé e per sé, di rappresentare la capacità televisiva di unire il mondo (con il format) e la nazione (con la visione simultanea dell’evento a creare una comunità immaginata). Insomma, non un film che mette in evidenza la tv, ma che la spiega, la racconta, la include in tutto il resto (cosa che in effetti avviene quotidianamente nelle nostre vite e non viene mai tematizzata, basti pensare ai personaggi di quelle serie tv che non guardano mai la tv). Come già Magnolia, appunto.
    Va bene, la smetto. Ora tocca a voi.

  6. Tocca a me?! Lungi da me continuare! A me piace leggere i commenti degli altri, ma mettere di mio, lo faccio raramente :-) a ciascuno il suo lavoro… eheheh

  7. Scusa ma l’idea del titolo “se vinci il quiz ti ritrovo” e’ fantastica! :-D

    Per il film non mi sento di fare una vera critica (non credo di esserne in grado). Quello che e’ ovvio del film e’ che la trama e’ piena di buchi e inverosimiglianze (tipo che ogni domanda segue cronologicamente la vita del protagonista o che tutte le domande – o quasi – sono legate ad un evento in passato…con l’estremo raggiunto all’ultima domanda) ma non credo che il film necessiti questo tipo di analisi: in fondo la storia del quiz e’ una “scusa” per raccontare una storia e per dare uno spaccato dell’India…insomma va vissuta piu’ una ‘favola’ che come un film verosimile.

    PS: terribile la cosa dei mussulmani…come hanno fatto a fare un errore del genere?


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