Pubblicato da: PAdBN | 2 gennaio 2009

1933. Un anno terribile

1933

«In fondo anche la neve poteva essere consolatoria. Almeno ti nascondeva agli altri, con le tue lentiggini, le tue orecchie a ventaglio e la tua ridicola statura, e nella desolazione potevi scivolare accanto ad altri fantasmi, fra teste chine e occhi nascosti, con il tuo senso di colpa e la tua dappocaggine profonda e protetta dentro di te».

John Fante, 1933. Un anno terribile (1933 Was a Bad Year, 1985), ed. it. Einaudi.

Dominic Molise ha diciassette anni. Il nonno è emigrato negli Stati Uniti (e precisamente a Roper, Colorado) dall’Italia. Qui, oltre a Dominic, vivono il padre, muratore disoccupato con il vizio del gioco, la madre, donna stanca e sfatta ma profondamente cattolica, la nonna, i fratelli. Sono poveri, il destino sembra segnato. Ma Dominic sa di avere una risorsa in più: il Braccio, un formidabile sinistro che potrebbe aprirgli le porte della lega professionistica di baseball. Lo cura, lo allena, progetta assieme a un amico una fuga verso la città. E intanto è tormentato nella fede, si innamora della sorella più grande dell’amico, scopre le scappatelle del padre, cerca di trovare i soldi necessari a scappare…

Nota personale. Un romanzo agile, che, pur limitandosi al racconto di meno di un anno, condensa tutti i topoi della narrativa di Fante. L’impronta condizionante di una forte educazione cattolica. La pulsione sessuale, irresistibile e in conflitto con le convenzioni del vivere borghese – e la religione stessa. La difficoltà di integrazione e l’eredità culturale degli emigrati e dei loro figli. La povertà e la solitudine, che costringono a una vita di espedienti. La necessità di una fuga, qui rappresentata dallo sport invece che dal consueto mondo del cinema. Lo scontro tra le ambizioni e le condizioni a cui costringe la storia, la vita, il destino. Grazie anche a uno stile nitido e scorrevole, bastano poche pagine per accorgersi di quanto questa storia sia vicina e universale. Visto che Dominic non è soltanto l’ennesimo alter ego di Fante, ma pure quello del suo lettore.

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Responses

  1. Ho letto “1933. Un anno difficile” tutto d’un fiato in poche ore. Affilato come un rasoio, divertente e struggente. Ed è rimasto in un cassetto per trent’anni. La scrittura è perfetta, il ritmo è straordinario, e il suo editor aveva torto. Fante aveva seguito il suo consiglio e non l’aveva pubblicato. Mah!


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