Pubblicato da: PAdBN | 23 novembre 2008

Paura e delirio a Las Vegas

pauraedelirio

«Siamo tutti impegnati nella lotta per la sopravvivenza, ora».

Paura e delirio a Las Vegas (Fear and Loathing in Las Vegas, 1998), regia di Terry Gilliam.

Primi anni ’70. Raoul Duke è laureato in giornalismo, il Dr. Gonzo è il suo avvocato. Insieme partono da Los Angeles attraverso il deserto, alla volta di Las Vegas. Con in testa una missione da compiere – accreditarsi in un hotel come giornalisti sportivi che seguono una corsa di moto – e nel cofano una valigetta piena di ogni tipo di droga, dalla cocaina all’etere, dalle anfetamine all’LSD. Il viaggio perde presto il suo fine, ammesso che l’abbia mai avuto, e diventa un accumulo di esperienze, dove si alternano visioni, vuoti di memoria, camere sfasciate e strani incontri con donne e autostoppisti. Sempre all’eccesso, sempre su di giri, sempre pronti per una nuova sfida, che sia infiltrarsi in un convegno di agenti antidroga o assistere a un concerto, raggiungere un aereoplano che sta per decollare o sfuggire all’inseguimento di un poliziotto. Dal romanzo di Hunter S. Thompson, pubblicato in origine su Rolling Stone.

Nota personale. Terry Gilliam mette in fila una serie di sensazioni. Caricando la fotografia di colori accesi come i neon di Las Vegas e il sole del deserto. Lasciandosi andare a ricostruzioni visionarie per le varie allucinazioni. Cercando sempre l’inquadratura storta o riflessa, il movimento di macchina inaspettato, la soggettiva deviante. E, con l’aiuto delle ottime interpretazioni di Johnny Depp e Benicio del Toro, quasi irriconoscibili, riesce a dare forma a una materia sfuggente, dove la narrazione in prima persona di esperienze estreme e relative “paure, deliri, disgusti” conta ben più di una trama tutto sommato inesistente. Tanta cura stilistica però – nel voice over che riprende brani dal romanzo/reportage di Rolling Stone, nella ripresa, nella recitazione, nell’affastellarsi di continui salti ulteriori – può diventare fine a se stessa. E così certe scene lasciano il tempo che trovano. Altre no, e tanto basta.


Responses

  1. un viaggio visionario. a tratti un capolavoro di immagine


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