Pubblicato da: PAdBN | 22 novembre 2008

Harry a pezzi

harry

«– Un grande scrittore di nome Sofocle ha detto che forse era meglio non nascere affatto.
– Beh, ormai è un po’ tardi
».

Harry a pezzi (Deconstructing Harry, 1997), regia di Woody Allen.

Harry è un famoso scrittore. La sua università, da cui era stato cacciato in gioventù, decide di onorarlo con un premio. Harry coglie così l’occasione per ripercorrere gli snodi della sua vita, cosa che ha del resto fatto in tutti i suoi libri e racconti, e cercare di trovare qualcuno che lo accompagni. La prima moglie, sposata troppo giovane. La seconda, analista, poi tradita con un’altra paziente. La terza, tradita con la sorella, prima della fuga con una terza donna, una studentessa appassionata dei suoi libri. I genitori ebrei, la sorellastra, l’amico che gli porta via la studentessa. Alla fine partirà verso la destinazione con una prostituta, un altro amico e l’unico figlio, “rapito” di fronte al diniego della madre (la seconda moglie). Ma le cose non andranno proprio come previsto, tra alcune tappe destabilizzanti, una morte e un arresto.

Nota personale. Decostruzione ai massimi livelli, non solo nel titolo, che ragiona sui meccanismi della finzione e della narrazione. Perché la storia non è raccontata dall’inizio alla fine, ma con un continuo sovrapporsi di piani differenti: gli eventi vissuti in prima persona nel presente e nel passato, la loro trasfigurazione parziale nei racconti autobiografici (con altri personaggi che ricalcano le scene vissute), le narrazioni “originali” indicatrici di stati d’animo e rielaborazioni, i dialoghi tra l’autore e i suoi personaggi, i sogni a occhi chiusi e aperti. La narrazione si complica, si stratifica, si sfaccetta, confondendo le soglie tra vero e verosimile, realtà e finzione, arte e vita, essere e voler essere. E di fronte al tema principale, si sviluppano le riflessioni alleniane sull’amore e sul sesso, sulla psicanalisi e sulla prostituzione, sulla religione e sulla tradizione ebraica, sul fascino e sul senso di inadeguatezza: tutte condite da battute acute e fulminanti, e da trovate surreali e satiriche all’altezza dei primi film, dall’idea dell’attore che un giorno si scopre “sfocato” al bar mitzvah a tema Star Wars. Il montaggio segue la decostruzione, con salti ed errori voluti e marcati, con effetti particolari ma affascinanti. Il cast all stars, da Robin Williams a Tobey Maguire, da Demi Moore a Billy Cristal, da Julie Louis-Dreifus a Jennifer Garner, non è che la ciliegina su una torta – meglio, un romanzo – già ottima.

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