Pubblicato da: PAdBN | 11 novembre 2008

Cantico dei drogati

«Ho licenziato Dio
gettato via un amore
per costruirmi il vuoto
nell’anima e nel cuore.
Le parole che dico
non han più forma né accento
si trasformano i suoni
in un sordo lamento.
[…] Perché non hanno fatto
delle grandi pattumiere
per i giorni già usati
per queste ed altre sere.
E chi, chi sarà mai
il buttafuori del sole
chi lo spinge ogni giorno
sulla scena alle prime ore.
E soprattutto chi
e perché mi ha messo al mondo
dove vivo la mia morte
con un anticipo tremendo?
Come potrò dire a mia madre che ho paura?
Quando scadrà l’affitto
di questo corpo idiota
allora avrò il mio premio
come una buona nota.
Mi citeran di monito
a chi crede sia bello
giocherellare a palla
con il proprio cervello.
Cercando di lanciarlo
oltre il confine stabilito
che qualcuno ha tracciato
ai bordi dell’infinito.
Come potrò dire a mia madre che ho paura?
Tu che m’ascolti insegnami
un alfabeto che sia
differente da quello
della mia vigliaccheria
».

Fabrizio de André, Cantico dei drogati (da Tutti morimmo a stento, 1968).

Nota personale. Che aggiungere a quanto scritto sopra? Ecco perché de André è unico e insuperabile. Basta cercare, ed è già tutto lì.

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Responses

  1. vedi, se esistesse un Dio sarebbe morto Eros Ramazzotti e De André sarebbe ancora vivo.


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