Pubblicato da: PAdBN | 18 settembre 2008

Il tramezzino del dinosauro (2)

«Le cose da conservare sono sempre meno: ora si getta via molto più di un tempo e nelle discariche finisce ogni giorno tutto ciò che i nostri genitori o nonni conservavano accuratamente in cantina. Siamo passati dalla società della conservazione materiale alla società della conservazione immateriale: dati, numeri, cifre. Nessuno seppellisce più tesori in cantina, al massimo li custodisce in un file».

«La scrittura è una delle cose più personali che possediamo: maiuscolo o corsivo, sottile o grosso, svolazzante o secco, il segno che tracciamo su un foglio parla di noi come nessun’altra cosa, fatta forse eccezione per il viso e le sue espressioni (a cui, secondo la grafologia, sarebbe del resto legata la scrittura). E’ la nostra traccia: un sensore della nostra personalità e dei nostri stati d’animo. Sebbene i computer ci abbiano fornito un modo per comunicare uniforme e omogeneo – la tipografia da scrivania -, la mano che scrive resta anche un’insopprimibile e necessaria modalità espressiva».

Marco Belpoliti, Il tramezzino del dinosauro. 100 oggetti, comportamenti e manie della vita quotidiana (2008), ed. Guanda.

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