Pubblicato da: PAdBN | 10 settembre 2008

Un giorno perfetto

«Non capisco nemmeno se tutto questo è un sogno o un incubo».

Un giorno perfetto (2008), regia di Ferzan Ozpetek. In concorso a Venezia 2008.

Una porta chiusa, la vicina di casa chiama la polizia, due poliziotti fanno irruzione. Flash back, a ventiquattro ore prima. Emma ha lasciato il marito da un anno, ma questo continua ad appostarsi sotto casa della madre, dove è andata a vivere con i due figli. Per tirare avanti, lavora in un call center e come segretaria. La figlia maggiore è adolescente, e mal sopporta la separazione proprio mentre sta scoprendo l’amore. Il figlio minore è un bambino solo, deriso dai compagni per il suo occhio pigro, con l’unica compagnia della figlia di un onorevole. Il padre, rimasto nella casa ormai vuota, lavora proprio per quest’uomo politico, come poliziotto a capo della sua scorta. Ventiquattr’ore basteranno a cambiare tutto quanto: Emma viene licenziata e conosce una nuova amica, la professoressa della figlia, mentre l’ex marito entrerà di nuovo, e pesantemente, in tutte le loro vite. Dal romanzo di Melania Mazzucco.

Nota personale. Certo non il migliore film di Ozpetek, ma nemmeno il brutto film di cui parla molta critica (che forse si è dimenticata Cuore sacro). Tante storie che si intrecciano, in un nuovo film corale che al solito riunisce ampi squarci star system italiano: una Ferrari forse un po’ eccessiva, nell’ormai consueto ruolo di donna volgare e sconfitta; un Mastandrea straniante ma efficace, in un ruolo completamente negativo; bambini molto bravi (il figlio Gabriele Paolino, l’amica Giulia Salerno); e poi la Guerritore, la Sandrelli (un po’ appannata), persino Federico Costantini riesce a reggere il confronto. Il film parte lento, non raggiunge la tensione che dovrebbe, è talvolta affogato da una colonna sonora debordante, ha una storia parallela (quella dell’onorevole, alle prese con la giovane seconda moglie e il figlio ribelle di primo letto) che non convince. Ma la regia è impeccabile, le interpretazioni ottime, gli escamotage come la sospensione del finale o la Finocchiaro personaggio ricorrente funzionano. Presenti tutti i feticci: dalle inquadrature del gazometro all’apparizione – a sorpresa, verso la fine – di Serra Yilmaz. Insomma, forse eccessivamente melò, forse troppo fiction tv, forse non pienamente riuscito. Ma ce ne fossero…

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Responses

  1. Prima di commentare il film, ti devo chiedere, hai letto il libro?

  2. No, I have not.

  3. Urlosottovoce

    eccole il commento dottore :)


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