Pubblicato da: PAdBN | 26 agosto 2008

Il grande freddo

«Siamo tutti soli, là fuori, e domani ci ritroveremo soli di nuovo…».

Il grande freddo (The Big Chill, 1983), regia di Lawrence Kasdan.

Alex è morto, suicida. Al suo funerale, talvolta dopo anni di distacco, si ritrova il gruppo di amici degli anni universitari: la coppia apparentemente perfetta, la femme fatale sposata con un uomo mediocre, la single desiderosa di maternità, la stella della televisione in crisi, il giornalista perennemente insoddisfatto, lo sbandato introverso e profondo. Accompagnato il feretro al cimitero, decidono di trascorrere l’intero weekend nella grande casa della coppia. Qui, tra ricordi e nuovi discorsi, cercheranno di elaborare il lutto ma, soprattutto, di capire che cosa è cambiato nelle loro vite e, grazie a una pausa con gli amici di un tempo – che poi sono gli amici di sempre -, di ripartire (a volte) lungo nuove direzioni.

Nota personale. Film “generazionale” classico: gruppo di amici, ricordi legati a un decennio, dinamiche scolastiche tra conformismo e ribellione, fallimenti e depressioni. Ma la generazione è qui vista a distanza, attraverso il filtro del tempo passato: quindici anni non sono passati invano, e gli ex amici contestatori del sistema alla fine degli anni Sessanta si ritrovano pienamente inseriti in esso agli inizi degli anni Ottanta. La riflessione è quindi (anche) sugli errori di allora, e sugli errori di oggi, per una generazione che si rivela destinata a sbagliare, ma che al contempo ha trovato – più o meno saldamente – il suo posto nel mondo. La trama e le battute sono forse modeste, salvo qualche eccezione, ma si accompagnano a una colonna sonora davvero esplosiva, che parte con “I Heard It Through the Grapevine” di Marvin Gaye e continua con Aretha Franklin, i Procol Harum, i Beach Boys, i Rolling Stones di “You Can’t Always Get What You Want” (suonata all’organo durante il funerale), Percy Sledge, … Immagine potente l’unica che mostra il corpo del suicida Alex, ancora nei titoli di testa: il dettaglio di un polso con punti di sutura, presto coperto dalla manica della camicia, in perfetta consonanza con la “vestizione” degli amici per il funerale.

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