Pubblicato da: PAdBN | 20 agosto 2008

Meno di zero

«– Voglio tornare indietro, – dice Daniel, piano, a fatica.
– Dove? – gli chiedo, incerto.
C’è una lunga pausa che mi manda in paranoia, poi Daniel finisce di bere, tormenta gli occhiali da sole che non si è mai tolto e dice: – Non so. Indietro e basta
».

Bret Easton Ellis, Meno di zero (Less than Zero, 1985), trad. it. Einaudi.

Clay è un ragazzo bello, alto, biondo. Dopo alcuni mesi al college, torna a Los Angeles per la sua prima vacanza, in occasione del Natale. E ritrova tutto come lo aveva lasciato, perfettamente immobile. La madre nevrotica, il padre andatosene di casa, le sorelle più piccole ossessionate dalla moda. La ragazza che non ha chiamato per quattro mesi, le feste nelle ville degli amici con cui non ha niente da dire, il frenetico spostarsi da un locale all’altro alla ricerca di una trasgressione che non ci può essere, perché tutto è concesso. I soldi, la droga, il sesso con chi capita. Sullo sfondo il vuoto, la solitudine, la depressione. E la violenza, l’anoressia, lo spaccio e il giro delle marchette che coinvolgono amici e conoscenti, nell’indolenza generale. Mentre riaffiora, a sprazzi, tra azioni e parole svuotate, il ricordo lontano di un’estate a Palm Springs, solo qualche anno prima, con i nonni, la famiglia unita, il caldo ancora più soffocante di quello di LA.

Nota personale. Marionette che si muovono come automi in uno spazio arido e immobile, i personaggi del romanzo non solo non hanno inibizioni, ma sembrano non avere sentimenti. Reagiscono agli stimoli dell’ambiente e degli amici, tirano la corda il più possibile alla disperata ricerca di un’attenzione che non avranno. L’unico sprazzo di lucidità – ma è solo un lampo – è proprio quello del protagonista, la cui decisione (ma, anche qui, “automatica”) di tornare all’università dopo il mese di vacanze è forse l’inizio di una scelta, di un distacco, di una qualche consapevolezza. Ellis, nel suo primo romanzo, anticipa caratteri che saranno propri di American Psycho: l’attenzione ossessiva al particolare oggettivo, cose e marchi; l’assenza totale di una rielaborazione poetica dei fatti descritti; la descrizione distaccata della violenza e del degrado. Ma la scelta di concentrarsi su persone ben più giovani di Pat Bateman, al più diciottenni, e su un periodo di vacanza, consente di svuotare ancora di più il mondo possibile del racconto e di descrivere impietosamente, senza falsi moralismi, la vita senza stimoli e senza significati di una generazione, e di un gruppo sociale, a cui non dovrebbe mancare nulla. Ma forse è proprio questa la causa dell’inerzia…

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