Pubblicato da: PAdBN | 4 agosto 2008

Troppi paradisi (2)

«Il vantaggio della televisione è che, non presentandosi come un’opera ma come un mezzo, se ne può sempre estrapolare un particolare anche minimo e fare perno su quello, separandolo dal resto».

«E’ mio quel modo di privilegiare il frammento bizzarro, come impossibile riassunto della totalità».

«Il mio destino è osservare la vita; non solo per rassegnazione, ma per genetica. […] Capisco tutti, pur di non capire me stesso».

«Tutti pronunciano “piccolo-borghese” come se fosse un insulto: per me, considerato da dove sono partito, la piccola borghesia è un decentissimo punto di arrivo».

«La sola cosa che non può essere raccontata in televisione sono le passioni illecite finché hanno speranza (o almeno quelle passioni illecite che sono più forti della passione di apparire in tivù). La massima passione illecita, per il Potere, è quella di cambiare il mondo: la televisione è il luogo in cui si può raccontare solamente che non c’è speranza di cambiare il mondo. I discorsi politici rivoluzionari, o eversivi, sono pura accademia; se qualcuno parlasse di un piano concreto, immediatamente lo “brucerebbe”. E’ proprio la struttura del mezzo, che si oppone al mutamento (se non è il “mutamento democratico”, che anzi ha bisogno dei media e che viene riassorbito dai media stessi».

«Forse l’infinito l’ho sempre cercato nei luoghi sbagliati, o forse alla mia età dovrei smettere di cercarlo».

«– Scusami amore, ma in questo momento odio la vita.
– Perché, ti risulta che di solito la gente la ami, la vita? E’ già molto se la sopportano. La vita è uno spazio che se non lo riempi ti si rovescia addosso; o altri lo devono riempire per te
».

«La mia debolezza mascherata da generosità, la sua indifferenza truccata da compassione, il nostro disamore che fa progetti di lungo corso, ammantandosi di intesa profonda mentre non è che un’assicurazione contro l’infortunio della solitudine».

«Io sono l’Occidente: […] perché come individuo singolare e irripetibile tendo a difendermi da ciò che mi ferisce mediante una sua trasposizione in immagine. Se mio padre muore, subito divento spettatore di una “morte del padre”. L’Europa non si sta forse trasformando in un continente di spettatori?».

«L’impulso a conoscere e quello a possedere, che sembrano sorgere insieme, in effetti portano verso direzioni opposte; è la mancanza di possesso che costringe alla conoscenza».

«L’ossessione conserva, l’amore rende irriconoscibili; l’ossessione frammenta, l’amore aderisce; l’ossessione è tiranna, l’amore è servo dell’uguaglianza. L’amore non ha ritorno, l’ossessione non parte mai. L’ossessione è nemica del tempo, l’amore vi affonda i suoi artigli; l’ossessione è eterna, l’amore è unico perché finisce. L’ossessione è monotona come il potere, l’amore è difficile come il mondo; l’ossessione si accanisce per gli occhi di un Altro, l’amore è personale; l’ossessione è imperialistica, fa di ogni stanza casa sua; l’amore disorienta, espatria. Dell’amore sono un novizio, non ne intuisco che l’astratto beneficio terapeutico, mentre l’ossessione mi si è infiltrata nelle ossa fin dall’infanzia».

Walter Siti, Troppi paradisi (2006), ed. Einaudi.

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