Pubblicato da: PAdBN | 26 luglio 2008

Caro amore

«Caro amore
così un uomo piange
caro amore
al sole, al vento e ai verdi anni
che cantando se ne vanno
dopo il mattino di maggio
quando sono venuti
e quando scalzi
e con gli occhi ridenti
sulla sabbia scrivevamo contenti
le più ingenue parole
».

Fabrizio de André, Caro amore (dalla prima edizione di Vol. 1, 1967).

Un brano struggente, dove suoni e parole concorrono a creare un’atmosfera di tristezza e rimpianto. La musica è quella del Concierto de Aranjuez composto da Joaquin Rodrigo nel 1939. E proprio Rodrigo chiese a De André di eliminare dal suo disco Caro amore, mal sopportando che la sua composizione venisse cantata. Ma nulla si crea e – per fortuna – nulla si distrugge.

Nota personale. Strani i percorsi, a volte. Qualche sera fa guardavo una puntata dei Soprano: scena al ristorante tra Tony e Carmela, raro momento di intimità serena. In sottofondo, questa musica inconfondibile. Mi ricordo così di una lezione di qualche anno fa a Torino, professore (l’ottimo) Franco Fabbri, in cui ci aveva introdotto alla complessità nascosta dietro la popular music raccontando la genesi travagliata di questa canzone, l’origine della musica, il conseguente ritiro dalle ristampe di Vol. 1. E, soprattutto, mi accorgo che proprio di questo brano ho bisogno, in questo periodo.

Qui sotto una versione del Concierto de Aranjuez incisa da Miles Davis:

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