Pubblicato da: PAdBN | 21 luglio 2008

Cirano

«E quando sento il peso d’essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste.
[…]
In questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev’esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto
».

Francesco Guccini, Cirano (da D’amore di morte e di altre sciocchezze, 1996, qui nella versione di Guccini Live Collection, 1998)

La rilettura del personaggio di Cyrano de Bergerac, da Rostand, offre lo spunto per una riflessione tesa sulla solitudine, sulle difficoltà della vita, sull’amore, sulla (vana?) speranza.

Nota personale. Il Guccini degli ultimi anni, dopo i grandi successi che tutti ricordano, dà il meglio con le lunghe ballate narrative, e testi che mettono i brividi. Controesempio: la splendida Don Chisciotte (da Stagioni, 2000).

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