Pubblicato da: PAdBN | 18 luglio 2008

Circolazione extracorporea

«Meet Jack Torrance…»: così inizia il trailer di Shining, se si presta fede al primo risultato della ricerca su YouTube. Peccato che non si tratti del “prossimamente” originale, preparato dal distributore nel 1980. Il video, lungo poco più di un minuto, è infatti un falso, realizzato da un utente e messo a disposizione (meglio, in circolazione) sul popolare sito di video. Non è nemmeno una ricostruzione rispettosa, ma una parodia. Bastano infatti una rinnovata colonna sonora (un accompagnamento orchestrale standard, poi Solsbury Hill di Peter Gabriel) e una voce fuori campo, insieme a un montaggio accurato di immagini e battute, per trasformare il film di Stanley Kubrick nel racconto della ritrovata intesa tra un padre distratto e un figlio bisognoso di affetto, complice la permanenza in un tranquillo hotel di montagna.

I meccanismi in gioco sono almeno tre. Primo, il lavoro sul genere. Il trailer è un’estensione del film in cui le marche di genere sono particolarmente forti, che sia per inscrivere il nuovo testo in una tradizione radicata o per stabilire un patto con lo spettatore che (forse) comprerà il biglietto. Ed è proprio sullo scarto tra i generi che il finto trailer costruisce il suo effetto straniante: da horror paradigmatico, Shining diventa commedia romantica. Secondo, la riflessione sulla forma-trailer. Il clip promozionale è un modello fisso, dalle marche stilistiche precise e dalle finalità commerciali altrettanto precise: come tutte le pubblicità, vende un prodotto in buona parte diverso da quello reale. L’intervento (amatoriale) di chi elabora il finto trailer esaspera la mancata corrispondenza tra promozione e film visto in sala. Sottolinea così il carattere orientato, non neutrale, della scelta e dell’ordine dei frammenti: e lo fa calandosi sul corpo stesso del film. Terzo, l’esecuzione da parte di un semplice utente. Il finto trailer è un’opera ri-creativa, nei due sensi: perché combina materiale esterno e interno al film per dar vita a qualcosa di nuovo; perché diverte, e in questo trova la ragione della sua esistenza. Questa “creatività seconda” non è però quella di un fan che rende omaggio al cult movie: il film interessa come titolo di successo, entrato a far parte della lista delle pellicole note anche ai non specialisti. Solo così la parodia dal basso può avere massima diffusione, e dare visibilità allo spettatore/autore.

Il trailer promozionale fa quindi da schema per altre creazioni: basta cercare nel già sterminato archivio di YouTube per incontrare piccoli capolavori, come la versione horror di Mary Poppins, accompagnata da un lugubre rintocco di campane: un altro rovesciamento di genere, simmetrico a quello di Shining. E il finto trailer diventa a sua volta un modello da imitare e diffondere sulla rete.

Imitazione, manipolazione e ri-creazione: dal clip promozionale al finto trailer, un mio pezzo apparso nella rubrica “Circolazione extracorporea”, a cura di Peppino Ortoleva, su La rivista del cinematografo, luglio/agosto 2008, da oggi in edicola.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: