Pubblicato da: PAdBN | 4 luglio 2008

Il tunnel delle multe

«La produzione di massa non introduce né l’estetizzazione né la firma, che c’erano già, ma il nome dell’oggetto, appunto perché ciò che viene introdotto nel mondo non è un esemplare, bensì una specie» (Design).

Maurizio Ferraris, Il tunnel delle multe. Ontologia degli oggetti quotidiani (2008), ed. Einaudi.

Un catalogo di oggetti, a volte ovvi altre meno, serve da spunto per una serie di riflessioni da un lato sulla contemporaneità (sul modello dei Miti d’oggi di Barthes), dall’altro sulla natura e lo statuto delle cose, degli strumenti, degli oggetti sociali. Filosofia del quotidiano che parte dal quotidiano – parte dei materiali sono articoli di giornale e altri interventi – e usa una modalità espositiva altrettanto quotidiana.

Nota personale. Una lettura piacevole, un insieme di racconti, citazioni, spunti e divagazioni argute, che offre riflessioni e profondità dove meno uno se le aspetta. Al centro del libro, ci sono infatti le costanti del pensiero del filosofo torinese: il rifiuto del nichilismo e del trascendente a favore del realismo “imposto” da oggetti che non solo esistono fuori di noi, ma possono durare molto di più; la riflessione sulla scrittura, dominante in un’epoca di cellulari, portatili e blackberry, intesa come iscrizione e registrazione di dati personali che diventano oggetti; il rapporto tra soggetto e oggetto, con l’oggetto che assume quasi tutte le caratteristiche del soggetto (è la “fidanzata automatica”, cose che fingono di essere persone, come l’opera d’arte); la differenza tra oggetto ideale, oggetto fisico e oggetto sociale – unico che può porsi come ponte tra immaginario e reale, dato che esiste solo nella misura in cui gli uomini pensano che esiste. Vengono meno alla riflessione arguta – come purtroppo accade spesso – le tre pagine dedicate alla televisione, dove si profetizza la morte del mezzo (e una sua eventuale reincarnazione) in nome di tre fattori da tempo rivelatisi sovrastimati (o comunque fuori fuoco): la pretesa di interattività (viva il couch potato, che resiste e resisterà!); la mancanza di registrazione a favore della comunicazione (come se le serie tv o i frammenti della tv del passato non esistessero); il tempo sincrono sconfitto dalla fruizione asincrona (ma si dimentica l’evento, che dev’essere in diretta per forza). Peccato. Ma il libro resta decisamente interessante, e pure divertente.

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Responses

  1. Il tunnel delle multe è anche un libro divertente, ma non prevalentemente. Ci induce a soffermarci, come dice il sottotitolo, sull’”ontologia degli oggetti quotidiani”, attraverso uno sguardo meno distratto sul mondo. Ferraris cerca di decifrare – interrogando se stesso e il lettore – il senso di certi aspetti, assurdità, enigmi della vita quotidiana.
    Perché, infatti, un unico evento, un’infrazione, si può trasformare in tre eventi, con l’aggravante di essere valutato in maniera diversa? Qual è il confine tra le cose, spesso così labile e inafferrabile? Fino a che punto può spingersi la schizofrenia umana e a che scopo viene così spesso alimentata? Perché non riusciamo a comprendere il senso di certi atteggiamenti così largamente diffusi? L’autore sottolinea la qualità arcana di alcuni stilemi del mondo contemporaneo e analizza i non luoghi della nostra vita. Critica la tendenza alla generalizzazione del caso particolare eletto a regola, si chiede come mai il detto di Nietzsche “non esistono fatti ma solo interpretazioni” possa reggere in astratto ma non altrettanto se riferito al concreto. Ci invita, attraverso una “controrivoluzione copernicana”, a tornare alle cose, a riconoscere l’esistenza di un mondo sociale e a respingere ogni prospettiva irrealistica o indefinitamente soggettivistica. Ferraris passa in rassegna una serie di oggetti e metaoggetti ai quali si aggiungono quelli che fingono di essere soggetti, come le opere d’arte, e puntualmente analizza, distingue: perché dobbiamo comprendere il modo d’essere e lo scopo dell’oggetto, mentre esso il più delle volte svela la psicologia di chi ne fa uso. Ferraris ci ricorda inoltre che la società è fondata sulla registrazione e sull’iscrizione idiomatica, che istituisce e conferisce autenticità a quell’universo invisibile degli oggetti sociali, i quali “dipendono dai soggetti pur non essendo soggettivi”.
    Una delle raffinatezze del libro: se Francesco Guccini avesse scritto correttamente la parola “Clarks” anziché “Clark” avrebbe prodotto una rima (Clarks-Roland Barthes), seppure imperfetta sia a livello fonico che grafico. Comunque “l’accostamento – scrive Ferraris – era perfetto”. Dopo una prolungatissima attesa (“Barthes” compare solo dopo qualche strofe rispetto a “Clarks”) essa sarebbe stata per l’ascoltatore di Via Paolo Fabbri 43 una rivelazione della concordanza tra le cose (chi leggeva Roland Barthes per lo più metteva le Clarks), una inattesa identificazione a distanza: passando dal suono al significato, questa rima non compiuta avrebbe individualizzato allora, e ridestato ora, tutto un mondo, quello di tanti intellettuali tra gli anni Settanta e Ottanta.
    Il lemma più bello: “Mondo esterno”, per profondità e leggerezza.


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