Pubblicato da: PAdBN | 30 giugno 2008

Amore lontano

«Molta saggezza significa molto affanno,
chi accresce la sua scienza, accresce la sua capacità di soffrire
» (da Qohélet).

Sebastiano Vassalli, Amore lontano (2005), Einaudi.

Omero, uno Nessuno e centomila, il cantore cieco abbandonato a morire in una terra desolata. Qohélet, il predicatore che indica ai contemporanei una strada che va oltre le dispute correnti. Virgilio, convinto a ingabbiare la Fama da un’idea di poesia “utile al mondo” e progressivamente destinato a scontrarsi con la fine delle illusioni. Jaufré Rudel, trovatore occitano che affronta l’inutile seconda Crociata per seguire l’amata, donna schermo di una ben più vicina passione impossibile. François Villon, cacciato in esilio e sospeso tra un passato di anti-poeta che mette alla berlina la società in cui vive e un futuro di uomo tranquillo e pacificato. Giacomo Leopardi nel suo fuggire da Recanati e dalla morte (che si equivalgono), nel suo trovare un amico disinteressato in Ranieri, nel suo lottare contro i divismi e i conformismi di Napoli, dove trascorrerà gli ultimi anni, e del mondo. Arthur Rimbaud, adolescente “illuminato” che, dopo un paio di anni nell'”inferno” di Parigi, di Verlaine e del mondo letterario tardoottocentesco, si lascerà alle spalle la stessa essenza di poeta, forse troppo precoce.

Nota personale. Sette storie di persone (o di immagini), sette storie di poeti. Cambiano le epoche, le ambientazioni, i comprimari. Rimane il costante “miracolo” della poesia, della parola pronunciata o fissata sulla carta. Vassalli racconta, intervenendo spesso in prima persona, un solo racconto, “il romanzo della parola attraverso i secoli”, che vede emergere alcuni protagonisti e alcuni snodi essenziali, spesso sospesi nelle nebbie del mito. Attraverso dati storici, numerose ipotesi, costanti citazioni dei poeti di cui si narrano alcune vicende – precise ma che possono rendere talvolta la lettura un po’ distante, quasi scolastica -, emergono figure nitide, distinte nonostante i pochi tratti, vive, umane. Riuscendo contemporaneamente a togliere un po’ di “ideologia dell’artista” agli uomini-poeti e a ribadire la profonda alterità della poesia, l'”amore lontano” (amor de lohn, in provenzale) cui Vassalli dedica il libro.

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Responses

  1. Non so se la recensione scritta qui sopra sia precisa ma non parlerei di Ranieri come di un “amico disinteressato”. Basta conoscere appena un po’ le vicende seguite alla morte del poeta, per rendersene conto. Accenno solamente al rapporto di Leopardi con Qohélet perché nel mio saggio analizzando attentamente l’uno e l’altro, vi ho riscontrato delle affinità non casuali. Cercherò il volume e dopo una attenta lettura, magari sarò di nuovo qui. Grazie!


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