Pubblicato da: PAdBN | 22 giugno 2008

La stanza del figlio

«Piangerei tutta la vita».

La stanza del figlio (2001), regia di Nanni Moretti.

Giovanni ha una vita perfetta: una famiglia amorevole, dove nessuno nasconde le sue difficoltà e il dialogo con la moglie e i due figli è sincero e costante; un buon lavoro da psicanalista, una bella casa. Una domenica Andrea, il figlio, esce con gli amici per un’immersione: un incidente, la morte. L’equilibrio, familiare e personale, va in pezzi. Giovanni continua a pensare che sarebbe dovuto andare a correre con il figlio, quella mattina, e non riesce a mantenere il dovuto distacco coi pazienti. La moglie cerca di stabilire un contatto con la fidanzata di Andrea, scoperta troppo tardi. La figlia sfoga nel basket il dolore della perdita e di una famiglia che appare lacerata. Dopo un tale trauma, si può tornare a sorridere?

Nota personale. Anatomia della mancanza: più della morte, perennemente fuori campo, contano le reazioni di chi rimane, la difficoltà del riprendere una vita che le convenzioni sociali definiscono come normale. Il film si muove tra un prima e un dopo, tra una perfezione quasi fastidiosa per quanto idealizzata e la rottura del quadro che svela inedite e insospettabili difficoltà. Il nucleo familiare da solo non basta a superare la perdita, serve l’apporto – il supporto – esterno. Peccato che proprio l’esterno sia al tempo stesso un nemico, con le pratiche consuete da sbrigare, le formalità liquidate in fretta delle condoglianze, gli altri che tornano incuranti a riversare i loro problemi. La carrellata dei pazienti di Giovanni, tra cui spiccano il tentato suicida e poi malato di cancro Silvio Orlando e il maniaco sessuale Stefano Accorsi, consente di affrontare tutte le fasi della (mancata) rielaborazione del lutto, dalla rabbia alla negazione, dall’autocommiserazione al disinteresse e al pianto liberatorio. Moretti confeziona un film meno sentenzioso e forse più organico dei precedenti, senza però rinunciare a scene clou come il canto corale familiare di “Insieme a te non ci sto più” in macchina o l’acquisto del cd di Brian Eno (con la splendida “By This River” che chiude il film) per il compleanno del figlio che ormai non c’è più.

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