Pubblicato da: PAdBN | 3 giugno 2008

Caro diario

«Gli avevo dato tutto un programma di cose da fare, e invece non ho fatto altro che perdere tempo da quando sono qui».

«Sono felice solo in mare, nel tragitto tra un’isola che ho appena lasciato e un’altra che devo ancora raggiungere».

Caro diario (1993), regia di Nanni Moretti.

Tre capitoli di diario, tre racconti di varie peregrinazioni di Giovanni Moretti, regista in fase di scrittura. Un lungo giro in Vespa per le strade di Roma, i quartieri periferici, i sobborghi residenziali, fino al punto del lungomare di Ostia in cui è stato ucciso Pier Paolo Pasolini. Il vagabondare tra le isole Eolie insieme a un amico, alla ricerca di un posto tranquillo in cui scrivere: dalla caotica Lipari all’isolata Alicudi, dalla modaiola Panarea alla scontrosa Stromboli e a Salina, dominata dai figli unici. La via crucis da un medico all’altro, da una cura all’altra, da una farmacia all’altra, per liberarsi da un prurito che si rivelerà causato da un linfoma curabile.

Nota personale. Un one man film, dove – salvo piccolissime eccezioni – il protagonista è uno solo, e gli altri sono comprimari spesso nemmeno inquadrati in volto, figure indistinguibili e indistinte con cui instaurare brevi dialoghi sospesi tra il reale e l’immaginario. Il film procede tra intuizioni della voce fuori campo, frasi simili al “facciamo finta che”, situazioni a dir poco surreali. Il personaggio-Moretti, supponente, nevrotico, convinto della sua solitudine, dà qui libero sfogo – in un flusso di coscienza lungo un’ora e mezza – alle sue ansie, ai suoi giudizi, alle sue ambizioni. E risulta più vicino di quanto possa sembrare allo spettatore, incantato dalla genialità di alcuni passaggi: il finto film italiano girato in interni con adulti problematici; il brano di film composto da sole facciate di edifici; il contrasto tra una Roma deserta e una Lipari caotica; l’incontro con Jennifer Beals e il dialogo surreale che ne segue, con la protagonista di Flashdance costretta a far da traduttrice; l’amico isolano che dopo trent’anni guarda la televisione e rimane folgorato da Chi l’ha visto e Beautiful (quindici anni, e ci sono ancora tutti e due). Forse l’autobiografia è troppo compiaciuta, ma del resto è quello che uno si aspetta da Moretti.

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Responses

  1. geniale anche la scena in cui infligge a un critico la lettura di un suo articolo.
    Gran film.


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