Pubblicato da: PAdBN | 1 giugno 2008

Appunti per una storia di guerra

«Se non ci foste voi ragazzi, come si farebbe a fare le guerre?».

Gipi, Appunti per una storia di guerra (2004), ed. Coconino Press

Tre giovani dalle storie differenti vagano per una provincia segnata dalla guerra, in un futuro prossimo ma incerto. Giuliano, il narratore pieno di pensieri e di sogni, che ha abbandonato la sua famiglia benestante. Il Killerino, dallo sguardo fiero e dalla forte determinazione. Christian, ingenuo ed entusiasta, cresciuto in un orfanotrofio. Incontrano un capobanda, Felix, che accoglie il Killerino come suo discepolo, lo istruisce, lo manda (con i due amici) a seguire i suoi affari in città. I ragazzi compiono le prime missioni, a poco a poco si creano dei nemici, raccolgono e spendono soldi, minacciano e riscuotono crediti. La città è sempre più insicura, tornano in provincia, sono convinti ad arruolarsi in uno degli eserciti in lotta. Ma sarà proprio a questo punto che le differenze tra i tre emergeranno, e le strade si divideranno.

Nota personale. Tre atti scandiscono la tragedia della guerra, mai vista nel suo complesso ma affrontata attraverso la resistenza, la guerriglia, i piccoli privilegi, la legge del più forte. E, soprattutto, attraverso la perdita dell’innocenza di tre ragazzi di provincia e della loro amicizia, presto corrotta dal denaro e dal potere. Non ci sono buoni e cattivi, non ci sono parti giuste e sbagliate, ma un insieme di piccole scelte individuali, spesso nemmeno consapevoli, spesso fatte per inerzia. Il punto di vista è quello di una persona coinvolta che si sente estranea – perché privilegiata, perché portata alla riflessione più che all’azione – e che a poco a poco si allontana, senza affrancarsi mai dal senso di colpa. Un racconto che procede per frammenti (“appunti” non è indicato a caso), per ricordi (come si scopre nel terzo atto), per digressioni, per rifrazioni caleidoscopiche. Ah, è una storia a fumetti. Tavole in scala di grigi, disegni sporchi ma caratterizzati, volti e paesaggi quasi da acquerello. Da leggere, ne vale la pena: anche solo per avere un’ombra di idea su che cos’è la guerra, anche solo per confrontarsi con le contraddizioni della guerra civile.

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