Pubblicato da: PAdBN | 17 maggio 2008

Gomorra

 

Gomorra (2008), regia di Matteo Garrone

Un centro estetico di provincia: un gruppo di uomini scherza, ascolta musica neomelodica, si dispone tra lampade abbronzanti e manicure. In un attimo, uno di loro estrae una pistola e li uccide, tutti. Panoramica sui corpi insanguinati, nero: inizia il film. Meglio, iniziano le cinque storie che il film segue, e che spesso non si incrociano mai: Totò, il ragazzino che cerca di entrare in una banda e presto verrà iniziato alla camorra; il contabile che si trova al centro della lotta tra due bande rivali per il controllo di un caseggiato di Scampia; i due giovani ribelli che vogliono “stare da soli” nelle loro scorribande, creando un “disordine” che infastidisce il capo; il responsabile di una sartoria artigiana cui si rivolgono le grandi firme, corteggiato dai nuovi arrivati cinesi; l’uomo d’affari che compra rifiuti tossici dal Nord e li interra nelle grandi discariche abusive campane. Terra, cemento, soldi, sangue. Liberamente tratto dal romanzo di Roberto Saviano.

Nota personale. Sul labile confine tra realtà e finzione, tra documentario e lungometraggio, un film difficile e doloroso. Difficile per il linguaggio: il continuo dialetto napoletano sottotitolato, la camera a mano con primi piani ravvicinati, l’assenza totale di musica extradiegetica, la fotografia desolata. Doloroso perché non lascia scampo – né speranza: la vita inutile e senza prospettive, ridotta a sola sopravvivenza, la banalità delle ragioni del male, l’aridità fisica e morale dei volti, dei luoghi, delle luci. Un ragazzo si meraviglia di poter arrivare a trent’anni. La vitalità del rapporto con le donne (pur malato), con la musica, con la festa, con la stessa gioventù stridono con una realtà dove non sembra accadere nulla, e quello che accade pare inevitabile, inscritto nella natura delle cose, pronto a ripetersi più e più volte. Bravi gli attori, Toni Servillo e non solo. Gomorra non è un film perfetto – a volte troppo lungo, a volte non equilibrato nell’alternarsi tra le storie -, ma è da vedere.

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Responses

  1. io invece l’ho trovato davvero perfetto
    ne ho scritto qualcosina

  2. Concordo. Non perfetto, ma ,come ogni sprazzo di vita sociale, non tralasciabile. Non fosse altro che, come da sempre sostengo, per avere un opinione si deve avere prima una conoscenza.


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