Pubblicato da: PAdBN | 3 maggio 2008

New Italian Epic

«Qualunque “ritorno all’ordine” è illusorio.
In primis, perché non è un ritorno ad alcunché: “i bei tempi non ci sono mai stati” (Jack Beauregard), ogni società ha vagheggiato presunti stati di equilibrio antecedenti, prima che il cielo precipitasse sulla terra e si imponesse il caos. Demagoghi di ogni sorta hanno sfruttato quei miti per prendere e mantenere il potere.
In secundis, perché non può mai verificarsi un congelamento né tantomeno un rallentamento della storia. Se abbiamo la sensazione che rallenti qui da noi, è perché sta accelerando da un’altra parte. Oltre la prima duna, gli scontri proseguono.
I ritorni all’ordine sono illusioni e non c’è nessun “dopoguerra”. La vera guerra non finisce, non ha un “dopo”. La vera guerra è il conflitto senza fine tra noi, la specie umana, e la nostro tendenza all’auto-annichilimento
».

Wu Ming 1, New Italian Epic. Memorandum 1993-2008: narrativa, sguardo obliquo, ritorno al futuro, disponibile qui.

Un saggio che cerca di individuare le emergenze e le tendenze dell’attuale narrativa italiana, uscita dal post-moderno di Eco e di altri. L’approccio “giusto e serio”, lontano dal gioco forzoso del pastiche e del distacco ironico; lo sguardo obliquo, con punti di vista che si collocano anche nelle macchine e negli oggetti (“animismo della tecnica”); la coincidenza tra la complessità narrativa e l’appeal popolare; l’uso dell’ucronia come “storia alternativa” o come “assenza di tempo”; l’innovazione di linguaggio celata in una scrittura che sembra semplice e piana; la nascita di “oggetti narrativi non identificati”, che non si pongono più il problema del genere (o della commistione tra generi, che riconosce la pertinenza dei generi stessi); la transmedialità e il legame con la rete: sono queste le caratteristiche del nuovo corso del “romanzo storico”, tra molte virgolette, nell’Italia degli ultimi quindici anni.

Nota personale. Lontano dalle ipotesi di scuola, uno sguardo al panorama brulicante della letteratura italiana contemporanea, al di là dei soliti autori e con alcuni recuperi sorprendenti. Unica avvertenza: la visione è dall’interno, attraverso la penna di un autore coinvolto – col collettivo Wu Ming, già Luther Blissett – nel fenomeno che descrive. Ma ha indubbiamente un suo interesse.

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