Pubblicato da: PAdBN | 30 aprile 2008

Juno

«Sto solo perdendo fiducia nell’umanità».

Juno (2007), regia di Jason Reitman, scritto da Diablo Cody

Juno McGuff, sedicenne “strana” e un po’ ribelle, scopre di essere rimasta incinta: il padre è l’amico timido e goffo Bleeker, innamoratissimo, con cui Juno ha fatto sesso soltanto quella volta. Il primo impulso è abortire, ma una volta giunta al centro trova un ambiente squallido e cambia idea. Decide così di tenere il bambino, lo dice al padre e alla matrigna, inizia con loro a cercare una famiglia che possa accogliere il “fagiolo”. E trova una coppia di sposi dall’apparenza perfetta: lei che desidera un bimbo sopra ogni altra cosa, lui appassionato di rock e di film splatter. Portare avanti una gravidanza sarà più complesso del previsto, la coppia prescelta non sarà poi così perfetta, il complesso rapporto con Bleeker si rivelerà qualcosa di più di un’amicizia. Lieto fine, of course.

Nota personale. Premessa: adoro i film indipendenti americani. Questo, rispetto al solito, è riuscito (un poco) a superare il muro che porta al mainstream: un po’ per il successo alla Festa del Cinema di Roma, un po’ di più per alcune appropriazioni (indebite). Detto questo, mi aspettavo qualcosa di più, ma il film resta molto bello. Grazie a una sceneggiatura che riesce a far stare assieme il realismo dei personaggi borderline e dei loro dialoghi (un po’ istupiditi dal doppiaggio italiano, a dire il vero) con una trama dove tutto, ma proprio tutto, va a finire bene (i genitori accettano la gravidanza quasi senza fiatare, per dire). Grazie a degli attori molto bravi, dalla protagonista Ellen Page a Micheal Cera, perfetto per il mix tra “ragazzo responsabile” e “nerd imbranato” del suo personaggio, da Jason Bateman (con Micheal Cera, già uno dei protagonisti della magnifica serie Arrested Development) alla wannabe-mother un po’ nevrotica Jennifer Garner. Grazie a una regia misurata (film precedente, Thank you for Smoking), con alcuni guizzi creativi nella punteggiatura con il gruppo di ragazzi che corrono e nelle frequenti inquadrature di Juno in semisoggettiva, dietro la nuca, che la vedono affrontare (con l’emblematico cappuccio rosso) ali di folla in direzione contraria. Menzione speciale per i titoli di testa (con il percorso disegnato attraverso la piccola cittadina) e per la canzone finale cantata, voce e chitarra, da Juno e da Bleeker (consuetudine anche questa degli independent movies, vedi lo splendido e sconosciuto The Guatemalan Handshake, proiettato solo al Torino Film Festival 2006). Cute.

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Responses

  1. Ho amato profondamente questo film.
    Non mi stancherò mai di parlarne a chiunque io incontri.


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