Pubblicato da: PAdBN | 3 aprile 2008

La grammatica di Dio

«“Non sono solitario”, le dissi. E stavo per aggiungere: sono solo, è diverso».

«Non si dovrebbe parlare di Dio. Non conosciamo la sua lingua. L’Universo si manifesta e scompare senza parole, siamo noi a inventare una voce al suo terribile silenzio».

Stefano Benni, La grammatica di Dio. Storie di solitudine e allegria (2007), Feltrinelli

Una raccolta di racconti dove, come dice l’epigrafe tratta da Callistrato, “il più generoso [degli uomini] è quello che unendo molte solitudini ne fa un giorno di allegria”. Un uomo che si chiama da un cellulare all’altro per non rivelare agli altri il proprio isolamento. Una struggente storia d’amore inventata per una fusione aziendale. Una coppia che si rinfaccia i rispettivi tradimenti fino al pareggio che permetterà all’unione di continuare. Il nonno che cerca in ogni modo di porre termine alla sua vita. L’ansioso che tormenta la hostess, impaurito dal volo e dai presunti terroristi. L’uomo di successo che improvvisamente non conta più nulla. La guerra civile orchestrata appositamente per mantenere un governo, con sorprese per chi l’ha approvata. Il dialogo tra un vecchio pescatore e la morte. E molto altro ancora.

Nota personale. Stefano Benni è bravo, e molto. Dopo dieci anni torna al racconto breve, che – con Bar Sport (1976) – lo aveva lanciato. Ma in questi anni lo sguardo si è fatto meno immaginifico, più disincantato. Più che sulla giornata di felicità, l’autore si concentra sulle moltissime solitudini, più o meno consapevoli. E traccia un ritratto del mondo – visto come di consueto attraverso le lenti del passato, del mondo animale, del futuro, della fantapolitica – non senza speranza, ma quasi. Le grandi doti che mi fanno amare Benni, dall’inventiva che rende piena di sorpresa ogni pagina al linguaggio ricco di fusioni e neologismi e alla capacità di creare mondi iper-ammobiliati e funambolici, sono qui presenti sottotraccia, per ovvie limitazioni di forma: ma, anche se qualche colpo di scena si scopre con qualche pagina di anticipo, le trovate particolari, oblique, inaspettate sono molte. E aiutano a divorare il libro, aspettando il prossimo…

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