Pubblicato da: PAdBN | 27 marzo 2008

Sweeney Todd

Sweeney Todd

«We all deserve to die».

Sweeney Todd. Il diabolico barbiere di Fleet Street (Sweeney Todd, the Demon Barber of Fleet Street, 2007), regia di Tim Burton

Benjamin Barker è un uomo felice: una moglie bellissima, una figlia piccola, un lavoro da barbiere in una delle strade centrali di Londra. Peccato che un giudice si invaghisca della moglie e lo spedisca in galera con un pretesto. Quindici anni dopo l’uomo ritorna a Londra, col nuovo nome di Sweeney Todd, disposto a tutto per avere la sua vendetta. Dove aveva la sua bottega trova una donna, Mrs. Lovett, che lo aiuta a mantenere la calma, a riaprire la bottega da barbiere e a mettere in atto il suo piano. Nel frattempo, un giovane si invaghisce della figlia, ormai cresciuta e adottata dal giudice stesso che vuole prenderla in sposa. E presto i rasoi da barbiere tornano utili…

Nota personale. Quando Dickens incontra contemporaneamente Dracula e John Travolta (versione Grease). Una Londra cupa e fumosa, quasi una quinta teatrale, fa da sfondo alle vicende del musical, oscillanti tra la consuetudine “romantica” e la forte rottura del macabro e dello splatter: il confine tra bene e male è incerto, la partecipazione dello spettatore oscilla, ottimismo e sincerità sono banditi, il lieto fine rimane fuori dallo schermo, interrotto dai titoli di coda. Tim Burton si conferma un abile narratore di vicende dark con qualche scintilla ironica, ma qui è un Burton quasi di maniera, che ripete gli stilemi, le mosse registiche e le atmosfere di La sposa cadavere. Gli attori feticcio (il solito Johnny Depp, la moglie Helena Bonham Carter) non deludono, e cantano pure bene. Alcuni brani sono molto belli, altri meno: l’interessante gioco di riprese e contrappunti musicali rende omogenee e sopportabili le due ore del film (nonostante i sottotitoli). Le scene splatter, spesso caricate e finte “alla Tarantino”, non aggiungono granché. Mentre una nota fortemente stonata è il doppiaggio dell’italiano Adolfo Pirelli, reso (al solito) con un accento meridionale che appare decisamente fuori luogo. In definitiva, un esperimento ambizioso ma non pienamente riuscito: non si riesce a entrare pienamente nel film, c’è sempre qualcosa che respinge. Forse l’eccessiva ricerca formale, forse il musical “difficile”, forse una trama che non consente empatia.

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Responses

  1. trp bllo ql film


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