Pubblicato da: PAdBN | 25 febbraio 2008

La versione di Barney

La versione di Barney

«Cerco di mettere un po’ di ordine nella mia vita buttandola tutta all’aria».

Mordecai Richtler, La versione di Barney (1997), ed. it. Adelphi

Il racconto in prima persona di Barney Panofsky, che verso la fine della sua vita decide di raccogliere le sue memorie in un libro. Il pretesto è rispondere alle menzogne contenute in un libro dell’amico/rivale McIver, ma presto diventa occasione per ripercorrere gli snodi fondamentali di un percorso accidentato, pieno di scelte e di sbagli. Il viaggio di gioventù in Europa, il gruppo bohemien di artisti e scrittori, il primo matrimonio con la tormentata e infedele Clara, fino al di lei suicidio. Il tentativo di assecondare le aspettative del mondo ebraico canadese, la nascita di una casa di produzione televisiva, il matrimonio con la Seconda Signora Panovsky. L’incontro con l’adorata Miriam, che diventerà la terza moglie, gli anni di gioia e di successo, i tre figli (Mike, Saul, Kate), fino al momento in cui lo lascia per un altro. Su tutto il racconto aleggia  poi l’ombra di un delitto: quello (presunto) dell’amico Boogie, idolo dei giorni parigini, trovato a letto con la seconda moglie. Barney si dichiara innocente e vince il processo: ma sarà un segreto che si porterà nella tomba?

Nota personale. La letteratura come costruzione di caratteri e di mondi: attraverso un racconto in prima persona, pieno di errori e di ripensamenti, che procede per accostamenti impressionistici e giustapposizioni di luoghi e tempi anche molto differenti, riusciamo a penetrare l’animo del protagonista (burbero, rabbioso, impaurito, appassionato, oppresso dal successo e dal bisogno di giustificarlo) e a comprendere le persone che lo hanno circondato, accompagnandone il percorso per periodi più o meno lunghi della sua vita… Il progredire della malattia, l’Alzheimer, man mano che la scrittura avanza è reso attraverso reticenze, ricordi errati, confusioni, ritornelli insignificanti ripetuti per riappropriarsi del controllo della propria memoria. L’espediente di far commentare il manoscritto al figlio maggiore, che aggiunge una postilla che conclude – con un grandioso colpo di scena, nemmeno scritto – l’intreccio, permette di disseminare chiose che correggono le citazioni errate e commentano tra le righe la storia principale. La cultura – alta e bassa – di una vita filtra attraverso citazioni, valutazioni, giudizi anche pesanti su altri autori, artisti, registi. Sullo sfondo, una Parigi negli anni migliori del Novecento e un Quebec diviso tra ipocrisie autonomiste e la consapevolezza di una perifericità nella periferia. Il punto di vista ebraico consente di guardare al mondo – e a se stessi, alla propria comunità – con distacco e ironia (e di collocarsi in un filone di narrativa nordamericana contemporanea decisamente ricco di ottimi romanzi).

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