Pubblicato da: PAdBN | 21 febbraio 2008

There Will Be Blood

There Will Be Blood

Il petroliere (There Will Be Blood, 2007), regia di Paul Thomas Anderson

La storia di Daniel Plainview: un uomo che, partito come scavatore di pozzi di petrolio, riesce in poco tempo a diventare ricco. Brevi flash raccontano il suo passato: la ricerca solitaria di un pozzo, lo scavare nel fango, la morte di un collega e l’adozione del suo figlio di pochi mesi. Un salto in avanti, e ritroviamo Daniel e H.W., il bambino, soci in un business di successo, con pozzi in tutto lo stato. Grazie a una segnalazione arrivano in una cittadina sperduta, Little Boston, sulle tracce di nuovo petrolio. Innescando così una serie di conseguenze: l’allestimento del cantiere, i difficili rapporti con la popolazione (e la congregazione) locale, le faccende quotidiane, gli accordi economici e gli incidenti. Con il ragazzo che dopo un’esplosione diventa sordo (e viene mandato in collegio). Con un fratellastro dimenticato che torna dal passato. Con la creazione di un oleodotto che porta al mare. E con dissidi di lungo corso, tra rabbia, fede e denaro… Tratto da un romanzo di Upton Sinclair, Oil.

Nota personale. Una storia di fondazione che indaga l’impresa titanica del primo capitalismo, nelle sue luci e nelle sue ombre. Ma anche una storia di terra, di fango, di sudore. E una lotta di un uomo solo contro tutti, contro chiunque possa insidiare il suo dominio: che si tratti della popolazione di una cittadina, del “fratellastro” mai conosciuto, del figlio adottivo, del giovane pastore carismatico in ascesa. E proprio quest’ultima lotta diventa presto uno scontro tra lo spirito del capitalismo e l’etica (o la mancanza di etica) protestante, fatto di scetticismo e di adesioni di comodo, di inganno dei deboli e di soldi in gioco. Con una tensione che cresce fino all’epilogo. Daniel Day Lewis incarna alla perfezione un uomo greve, rude, scostante, indurito dalla fatica e dalla ricchezza, sempre più vicino a una violenza fisica e verbale fine a se stessa. La colonna sonora interamente orchestrale, peraltro di Johnny Greenwood dei Radiohead, aggiunge epicità all’epicità. Regia di grande efficacia: come nell’inquadratura di due binari del treno in mezzo al nulla, col protagonista che invece arriva in auto; o come nei chiaroscuri del dialogo tra i due fratelli sulla spiaggia. Titolo inglese ben più significativo della sua “traduzione” italiana.

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Responses

  1. Titolo originale e schifosa “traduzione”? Strano, non succede mai :P

    In realtà non avendo visto il film non posso commentare, però leggendo questo post mi sono messa a riflettere sui vari livelli di interpretazione di un testo… :D


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