Pubblicato da: PAdBN | 13 febbraio 2008

La guerra di Charlie Wilson

La guerra di Charlie Wilson

«– Perché il Congresso dice una cosa e non fa niente?
– Per tradizione, per lo più
».

La guerra di Charlie Wilson (Charlie Wilson’s War, 2007), regia di Mike Nichols

Primi anni Ottanta, la guerra fredda continua. Un deputato liberal del Texas, Charlie Wilson (Tom Hanks), è al sesto mandato: amante del whisky e delle belle donne (da cui è circondato), ha vivacchiato per anni distribuendo favori senza mai chiedere nulla in cambio. Grazie a una donna ricca e affascinante (Julia Roberts), incontra il presidente del Pakistan, vedendo con i suoi occhi le conseguenze dell’invasione russa dell’Afghanistan: i campi profughi, le mutilazioni, la voglia di resistere. Decide così di impiegare le sue energie, e la sua posizione strategica, per rifornire segretamente di armi la resistenza afgana, aiutato da un agente segreto dai modi decisamente particolari (Philip Seymour Hoffman).

Nota personale. Commedia a sfondo politico, non pienamente riuscita ma interessante. La politica, l’ipocrisia delle occasioni mondane, i protagonisti-ciarlatani del gioco offrono innumerevoli spunti di comicità (volontaria e involontaria), amplificati dai dialoghi arguti e paradossali dei personaggi principali, dal cinismo diffuso a piene mani e dalla surrealtà del contrasto tra immagine (del Campidoglio, della CIA) e realtà. La sceneggiatura (firmata Aaron Sorkin, già autore di West Wing e dello splendido Studio 60 on the Sunset Strip) è una macchina perfettamente oliata, capace di inserirsi senza strappi nel flusso della storia. Lo strappo – per lo spettatore – è però pensare alle conseguenze di questo racconto divertente (e, tutto sommato, a lieto fine). Come ribadito all’inizio del film, si tratta di fatti realmente accaduti: e così capita di ridere e di parteggiare contro i sovietici, per poi sentirsi gelare non appena si fa cenno all’esecuzione di Bhutto (il marito), al fondamentalismo cattolico/islamico o alla valorosa resistenza di Massoud (ucciso pochi giorni prima dell’11 settembre). Ma probabilmente anche questa risata agrodolce, questo rapporto stridente tra storia narrata e storia successiva, è un aspetto positivo: quello che il film non dice esplicitamente, dovendo o volendo chiudere il racconto troppo presto, è comunque sempre presente, innerva ogni scena. Regia patinata e senza sbavature, lontana dal primo Nichols. Un po’ di retorica finale (nel tentativo di Charlie di far finanziare la ricostruzione, dopo la ritirata russa).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: