Pubblicato da: PAdBN | 5 febbraio 2008

Sogni e delitti

Sogni e delitti

«Un giorno arrivi a un punto, e non esiste più il domani».

«Nessuno vuole essere egoista, ma tutti lo sono».

Sogni e delitti (Cassandra’s Dream, 2007), regia di Woody Allen

Due fratelli, molto legati e molto diversi, cresciuti in un sobborgo londinese. Ian, la mente: lavora nel ristorante del padre, ma pensa in grande tra investimenti immobiliari, belle auto prese in prestito, una bella donna (incontrata grazie a un guasto su una strada di campagna) che gli fa conoscere il bel mondo. Terry, il braccio: fidanzato e pronto alla convivenza, lavora come meccanico e cerca un brivido nel gioco d’azzardo, nell’alcool, nelle pillole. Insieme comprano una barca (Cassandra’s Dream), insieme si trovano in una situazione di stallo, bisognosi di soldi per appianare i debiti e continuare a vivere al di sopra delle loro possibilità. Viene in loro aiuto lo zio ricco, di passaggio a Londra. Ma chiede un favore: i due fratelli dovranno uccidere un uomo, pronto a testimoniare contro lo zio e la sua ricchezza di dubbia provenienza. Presi da mille dubbi e inquietudini, ci provano, ci riescono. Ma, una volta superato questo limite, le loro vite cambiano e uno dei due inizierà a pensare di costituirsi…

Nota personale. Film secco, lineare, essenziale: senza fronzoli registici, senza tempi morti, senza lacune, come un compito ben svolto. L’attenzione alla costruzione dei personaggi (anche minori: l’attrice, la madre, lo zio) e delle loro psicologie complesse è il perno attorno a cui ruota l’azione del film. Azione tragica e inevitabile, come già in Match Point (con cui le affinità sono molte). La storia scorre naturale. A una lunga preparazione segue una rapida conclusione. Le musiche di Philip Glass forniscono un ottimo contrappunto ai fatti narrati, proprio come le arie d’opera del primo film “londinese” di Allen (dopo Scoop, questo è il terzo e ultimo). Ewan McGregor e Colin Farrell sono bravi e in parte, salvo qualche esasperazione di troppo. Una tragedia di quelle che non si fanno più, con echi classici e biblici evidenti nello scontro tra fratelli, nel tema della colpa, nell’hybris dei protagonisti: ed è sicuramente degno di nota che l’unica persona in grado di portare sullo schermo con buoni risultati queste storie e questi toni tragici sia proprio uno dei più grandi umoristi viventi. (Ah, anche i titoli italiani sono in Windsor Elongated).

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