Pubblicato da: PAdBN | 19 gennaio 2008

Forza, Simba

«In realtà, non votare è impossibile: si può votare votando, oppure votare rimanendo a casa e raddoppiando tacitamente il valore del voto di un irriducibile».

«Un caffé che sa di acqua calda con dentro disciolto un pastello a cera marrone».

David Foster Wallace, Forza, Simba. Sette giorni in Cammino con un Anticandidato (2000), in id., Considera l’aragosta (2005), trad. it. Einaudi

Nel 2000, David Foster Wallace è mandato da Rolling Stone a seguire la carovana elettorale di John McCain, durante le primarie repubblicane che vedranno la vittoria di George W. Bush (qui indicato semplicemente con il Cespuglio). Il lungo articolo che ne deriva (quasi 100 pagine) propone il racconto di una settimana di vita al seguito del candidato, alternando i momenti più propriamente politici con le necessità della forzata vita in comune tra addetti stampa, giornalisti e tecnici; alcuni squarci sulla vita e sui discorsi di McCain con divagazioni sulla democrazia, le elezioni, gli altri candidati.

Nota personale. Nonostante quello che potrebbe sembrare, una lettura scorrevole e divertente (davvero!). Lo stile di Wallace è molto particolare: note lunghissime, parentesi una dentro l’altra, divagazioni continue, intere sezioni in corpo minore, documenti citati e riprodotti graficamente, interpellazioni dirette al lettore, una forte presenza del “corrispondente” (pur sempre in terza persona). Ma, una volta abituati dalle prime pagine, questo stile diventa impareggiabile nel rendere al meglio il punto di vista “sbilenco” di un giornalista che sembra essere lì per caso ma non risparmia critiche, cinismi, battute. La macchina organizzativa “povera” ma efficace, i giovani volontari, le grandi firme (che diventano le “dodici scimmie”), i giornalisti comuni, i tecnici televisivi ormai esperti (e per questo forse i più abili a far previsioni): tutto è filtrato da un osservatore che spiega – il dizionario dei termini gergali che Wallace aggiunge al testo è impareggiabile -, “smonta” la macchina, ragiona ma finisce per essere coinvolto anche emotivamente. McCain (ancora in corsa, dieci anni dopo) ne esce come una persona eroica – il racconto della sua esperienza in Vietnam non può non colpire, il rifiuto dei finanziamenti da parte delle lobby è ammirevole -, da apprezzare per il suo candore e la sua integrità (messa comunque a dura prova dai meccanismi della campagna), anche se non si condividono affatto le sue idee e i suoi progetti. Saggio non necessario, ma quasi, se si vuole capire il circo elettorale americano (dannatamente pieno di fascino, oltre che di interesse). Grazie a Fabio.

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Responses

  1. Grande! DFW è uno dei miei autori preferiti, anche se Considera l’aragosta mi manca… ma hai centrato in pieno il suo stile… e poi assolutamente attuale


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