Pubblicato da: PAdBN | 14 gennaio 2008

Rumore bianco (2)

«L’amore ci aiuta a sviluppare un’identità sufficientemente sicura da poter essere affidata alle cure e alla protezione di un’altra persona».

«Siamo creature fragili, circondate da un mondo di fatti ostili. I fatti minacciano la nostra felicità e sicurezza. Più a fondo investighiamo nella natura delle cose, più incerta può diventare la nostra struttura. […] Il non sapere è lo strumento della sopravvivenza».

«Immaginarsi morti è la forma più economica, squallida e soddisfacente di autocompatimento infantile. Come sono tristi, pieni di rimorso e di sensi di colpa, tutti quelli lì, in piedi accanto alla grande bara di bronzo. Non riescono nemmeno a guardarsi negli occhi perché sanno che la morte di quest’uomo rispettabile e pio è il risultato di una congiura a cui hanno partecipato tutti. […] E’ il mio modo di punire gli altri per il fatto di pensare che la loro vita sia più importante della mia».

«Credo che sia un errore perdere il senso della morte, persino la paura. La morte non costituisce proprio il limite di cui abbiamo bisogno? Non ti sembra che dia una consistenza preziosa alla vita, un senso di chiarezza? Bisogna chiedere a se stessi se tutto ciò che si fa in questa vita avrebbe le stesse caratteristiche di bellezza e significanza senza la consapevolezza che si tende a una linea finale, a un confine, a un limite».

Don De Lillo, Rumore bianco (White Noise, 1984), ed. it. Einaudi

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