Pubblicato da: PAdBN | 21 dicembre 2007

Il dormiglione

Il dormiglione

«Non voglio assolutamente sentirne parlare. Il mondo è pieno di cose meravigliose. Perché deve esserci qualcosa che vien fuori a guastare tutto? Voglio dire, perché ci deve essere una resistenza? Dopo tutto, c’è il globo [una droga, ndr], c’è il teleschermo e c’è l’orgasmatic!».

Il dormiglione – Dormi ancora, Miles (Sleeper, 1973), regia di Woody Allen

Miles Monroe viene ibernato nel 1973. Duecento anni più tardi, si risveglia in un mondo completamente diverso, dove le sigarette e i grassi fanno bene alla salute, si fa sesso grazie all’orgasmatic e il mondo (cioé l’America) è controllato da un leader totalitario. E proprio per combattere questo leader, e liberare l’umanità dalla paura e dal torpore, Miles viene costretto dai medici che l’hanno riportato in vita a unirsi alla resistenza (trovata dopo mille peripezie, tra cui la partecipazione a una festa come finto cameriere robot, un rapimento, una fuga dalla polizia politica, una riprogrammazione cerebrale) e a infiltrarsi in una missione segreta…

Nota personale. L’esasperazione del mondo futuro visto dagli anni Settanta è solo uno dei punti di forza di questo film: battute fulminanti sulla vita e sul sesso si alternano a invenzioni “futuristiche” memorabili, mentre alcune scene (come il travestimento da robot, come l’operazione chirurgica al naso del dittatore) sono semplicemente fantastiche. Diane Keaton, prima poetessa abituata alla bella vita e poi convinta rivoluzionaria, è la spalla ideale di un Woody Allen alle prese, anche nel futuro, con dubbi esistenziali, insicurezza e incapacità a relazionarsi con l’altro sesso. Lo sguardo ironico e un po’ cinico sfrutta il futuro per rileggere il presente, con i suoi personaggi (descritti secondo le acquisizioni dell’archeologia futura), le sue abitudini (come la pervasività televisiva), le sue paure (del controllo, delle novità sociali, della responsabilità). Ottima l’idea del recupero straniante, in più parti di un film teoricamente di fantascienza, di tutti gli espedienti del primo cinema muto: gag da slapstick comedy, inseguimenti, bucce di banana (giganti, però), cadute, pistole finte (con tanto di bandierina BANG!), litigi furibondi, accompagnati dalla sola musica di un pianoforte ragtime.

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