Pubblicato da: PAdBN | 10 dicembre 2007

Pushing Daisies (3)

Pushing Daisies 

«Everything we do is a choice […]. We make choices, and we live with consequences. And if someone gets hurt on the way, we ask for forgiveness. It’s the best that anyone can do». (dall’episodio 1×03, The Fun in the Funeral)

Pushing Daisies (2007-), creato da Bryan Fuller

Ned, fin da bambino, scopre di avere un dono molto particolare: può ridare la vita a chi è deceduto, semplicemente toccandolo. Basta un secondo tocco, però, e la vita viene tolta per sempre. A complicare le cose, un limite ulteriore: se il secondo tocco non avviene entro un minuto, sarà un’altra persona a morire. Ned sperimenta inconsapevolmente il suo potere con la mamma (doppio tocco) e con il cane Digby (toccato una volta, e che non può ri-toccare), viene abbandonato dal padre che si fa una nuova famiglia e si ritrova, solo e senza amici, in un orfanotrofio. Una volta cresciuto, diventa pasticciere e apre un negozio di torte (il “Pie-Hole”), aiutato da Olive Snook, cameriera follemente innamorata di lui. La pasticceria è la sua sola passione finché Emerson Cod, un investigatore privato, scopre casualmente l’abilità di Ned e decide di sfruttarla per risolvere casi di omicidio (svegliando i cadaveri e facendo loro domande in un minuto, per poi toccarli di nuovo) e intascare le taglie. Uno di questi casi coinvolge Charlotte Charles, detta Chuck, amore d’infanzia di Ned: inutile aggiungere che la terrà in vita e i due si innamoreranno di nuovo, senza però potersi nemmeno abbracciare…

Nota personale. Precisazione necessaria: tutto quanto raccontato sopra (e altro ancora) avviene solo nel pilot… Grande successo di ABC, la serie è – in una sola parola – magnifica. L’originale contaminazione tra fantasy, crime e romance, l’atmosfera coloratissima da fiaba per adulti, l’ambientazione tra Burton e l’espressionismo sono soltanto gli aspetti più visibili. A cui vanno aggiunti i personaggi in bilico tra ingenuità e weirdness, un mondo finzionale compiutamente “ammobiliato” (con sorprese continue), l’immaginazione sfrenata anche nei più piccoli dettagli, il narratore che sembra raccontare davvero una favola. Ogni puntata inizia con un flashback nella difficile infanzia di Ned, per poi tornare ai giorni nostri. Il “Pie-Hole”, nuovo “Central Perk”, vede riunirsi i protagonisti prima della partenza per luoghi originali (la casa editrice di pop-up books, la fabbrica di auto ecologiche) o ricorrenti (la casa-prigione delle zie, l’obitorio). L’umorismo dei mille giochi di parole si mescola perfettamente alla stranezza delle situazioni e al diffuso (ma non fastidioso) romanticismo (con alcune scene memorabili, come il bacio tramite foglio di cellophan). Nonostante i (miei) dubbi iniziali, la serie si dimostra capace di andare oltre i primi episodi con ottimi risultati, mettendo in scena in ogni puntata un mucchio di idee narrative e visuali (sia nel caso investigativo, sia nello sviluppo della storia orizzontale, l’amore difficile fra Ned e Chuck). Bella, bella, bella: non si era capito?

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