Pubblicato da: PAdBN | 16 novembre 2007

La resa dei conti

Bellow

«Essere nei pensieri della gente per un attimo, di quando in quando; entrare e subito uscire dal loro ricordo, questo poteva sperare, non di più. Non avrebbe mai contato molto per loro».

Saul Bellow, La resa dei conti (Seize the Day, 1956), ed. it. Oscar Mondadori

Tommy Wilhelm, nome d’arte di Wilhelm Adler, è un quarantenne fallito: aspirante attore a Hollywood in gioventù, un matrimonio (e due figli) alle spalle, una nuova relazione naufragata, un lavoro nel commercio abbandonato per l’impossibilità di una carriera. Ora è a New York, ospite dell’albergo dove vive suo padre, senza lavoro, senza soldi e senza speranze. Attraverso il racconto di una sola giornata, trascorsa tra la hall, la borsa e le strade di Manhattan, si assiste al progressivo sgretolarsi di ogni ambizione. Un padre incapace di ogni forma di supporto. Un affarista, il dottor Tamkin, che lo convince a investire gli ultimi risparmi. Una ex moglie preoccupata solo dei soldi che non arrivano. Il fallimento di un’intera esistenza avanza progressivo, tra brevi flashback, riflessioni in prima persona, dialoghi solo apparentemente senza significato.

Nota personale. Romanzo breve (o racconto lungo che sia). Non conta tanto la trama, praticamente inesistente, ma la resa dei pensieri e delle sensazioni del protagonista, di cui si capiscono gli errori, le debolezze, le indecisioni, le scelte fatte per inerzia, ben sapendo di sbagliare. Il padre e Tamkin, la varia umanità dell’albergo e della borsa valori sono descritti in modo impeccabile: bastano poche righe per capirli, e soprattutto per capirne il rapporto con Wilhelm. Presto si scopre che il libro è tutto lì, nella capacità di creare empatia con un’atmosfera newyorkese decadente se non stantia, con personaggi immobili e del tutto incapaci di grandi gesti. Forse un po’ lento nelle prime pagine, forse (volutamente) di basso profilo per tutta la narrazione. Ma la scena finale, con un parallelo fra lo stato d’animo di Wilhelm e un evento “esterno” alle storie del romanzo, è di rara efficacia.

Annunci

Responses

  1. la resa dei pensieri e delle sensazioni del protagonista, di cui si capiscono gli errori, le debolezze, le indecisioni, le scelte fatte per inerzia, ben sapendo di sbagliare

    già… :(

    ma a volte – se si ha coraggio – si può anche cambiare la propria rotta, anche se pare che sia già stata tracciata…


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: