Pubblicato da: PAdBN | 10 agosto 2007

Underworld (3)

«Che senso ha svegliarsi al mattino, se non si tenta di far fronte all’enormità delle forze del mondo con qualcosa di potente nella propria vita?».

«Seduto nella polvere con gli occhi aperti, Matt si rese conto che il sole stava sorgendo dietro di lui e si chiese cosa volesse dire.
Voleva dire che per tutto quel tempo era stato girato dalla parte sbagliata
».

«Volevo cercare le parole. Volevo cercare velleità e quotidiano e impararle a memoria, queste stronze di parole, una volta per sempre, impararne l’ortografia, la pronuncia, ripeterle ad alta voce, sillaba per sillaba – vocalizzare, produrre suoni vocali, emettere suoni, pronunciare le parole per quello che valevano.
Questo è l’unico modo al mondo di sfuggire alle cose che hanno fatto di te quello che sei
».

«E’ incredibile come i bambini si adattino alle superfici disponibili, usando marciapiedi, gradini e tombini. E come sappiano valersi di un mondo butterato per effettuare una delicata inversione, inventando qualcosa di armonioso e intelligente e governato da regole, per poi passare il resto della vita cercando di ripetere il processo».

«A volte la fede ha bisogno di un segno. Ci sono momenti in cui senti il bisogno di smettere di sforzarti di credere e vorresti semplicemente essere travolto da una ventata che ti rendesse tutto chiaro».

Don De Lillo, Underworld (1995), ed. italiana Einaudi

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