«Lascia che sia fiorito
Signore, il suo sentiero
quando a te la sua anima
e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare
quando verrà al tuo cielo
là dove in pieno giorno
risplendono le stelle. [...]
Dio di misericordia
il tuo bel Paradiso
lo hai fatto soprattutto
per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto
con la coscienza pura
l’inferno esiste solo
per chi ne ha paura».
Fabrizio de André, Preghiera in gennaio (da Vol. 1, 1967).
La canzone che apre il primo LP, dedicata a Luigi Tenco. Dieci anni dopo.
Nota personale. Non avevo troppa intenzione di aggiungermi al caos della rievocazione, troppo spesso fatta col pilota automatico. Poi mi sono ricordato che, dieci anni fa non come oggi ma come domani, il breve cenno della professoressa di lettere del ginnasio è stata la molla che ha acceso la curiosità di scoprire chi fosse questo de André. In realtà tre anni prima c’era già stata La guerra di Piero, sempre a scuola, sempre con la professoressa di lettere (delle medie). Ma è subito dopo il cenno che sono arrivati Non al denaro, non all’amore, né al cielo e una raccolta dei primi 45 giri. E dopo ancora, tutto il resto. Grazie.